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IO STO CON LA CHIESA

Signore, salvaci perchè siamo in pericolo
La ciotola del mendicante

Chandrakant era un mendicante indiano che si riteneva il più abietto degli abietti.
"Sono un buono a nulla", si ripeteva spesso. "Sono inutile, un parassita. Nessuno mi ama e nessuno mi amerà mai!".

La sola cosa che potesse davvero definire sua era una vecchia e sudicia ciotola che non lasciava mai il suo fianco e che spingeva continuamente davanti a chiunque riteneva potesse dargli un pò di denaro.
Talvolta la porgeva timidamente, ben conscio della propria inadeguatezza; altre volte il suo gesto era sfacciato, quasi vendicativo, soprattutto con le persone per le quali provava invidia.
Nutriva spesso tale sentimento; perciò era con soddisfazione, piuttosto che con vergogna, che accettava la carità. Sovente entrava nei negozi e chiedeva l'elemosina tanto ai commercianti quanto ai clienti.

Un giorno, dopo essersi introdotto nella bottega di un antiquariato, spinse la sua vecchia e pesante ciotola da mendicante sotto il naso del proprietario.

"La prego, abbia pietà di me. Solo quanto basta per un tozzo di pane. Ho fame. Abbia pietà!".
L'antiquario si limitò a fissare quella ciotola sudicia. Poi la tolse di mano a Chandrakant dicendo:
"Fammi guardare più da vicino questa tua sporca ciotola".
"La prego, signore...", supplicò Chandrakant. "Me la ridia..E' la sola cosa...".
"Solo un momento", lo interruppe il negoziante. "Sei uno strano tipo di mendicante. Vali più di me".
"La prego, signore, non mi prenda in giro. Vorrei solo...".
"Sto parlando sul serio. Non sei povero. Quella tua enorme ciotola...Perchè non la vendi? E' d'oro puro e massiccio".

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