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La guarigione del cuore

La guarigione del cuore

Chiara Amirante

IO STO CON LA CHIESA

🌠🙏 Quarta domenica di Avvento-

preghiera per la quarta candela

Candela degli angeli
Candela dell’amore

Inizio
G. Vieni, Signore! Rischiara la nostra vita. Facci crescere nel tuo amore.
T. Vieni, Signore!
G. Oggi è la quarta domenica dell’Avvento, la domenica dell’amore di Dio. Accendiamo la candela degli angeli: hanno portato la notizia che Dio voleva bene a tutti gli uomini e per questo aveva deciso di nascere tra di noi.

Ascoltiamo la parola di Dio
L. Dal Vangelo secondo Luca (2, 12-14)

Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama".

Riflettiamo
Gesù ci rivela il grandissimo e perfetto amore di Dio. A Natale noi vediamo che in lui questo amore è diventato un essere umano. Quelli che credono in lui e fanno la sua volontà, vivono nell’amore. L’amore trasforma e rende perfetto tutto ciò che facciamo. L’amore non finisce mai. Oggi accendiamo questa candela per ricordarci che Dio è amore. Ringraziamo Dio per la speranza e per la gioia che versa nei nostri cuori e per l’amore che ci rende puri, ci fa fare le scelte giuste e ci rivela come suoi figli.

Accensione della candela
(Mentre viene accesa la quarta candela, quella degli angeli, si canta questa strofa o altro canto natalizio)

Si accende una luce all’uomo quaggiù,
presto verrà tra noi Gesù. 
Il coro celeste “Pace” dirà
“a voi di buona volontà!”

Rit. Lieti cantate: gloria al Signor! 
Nascerà il Redentor.

Preghiamo
G. Dio d’amore, Emmanuele “Dio con noi”, ti preghiamo ancora una volta: manda la tua luce nei nostri cuori. Preparaci al grande giorno della tua venuta. Donaci di rimanere in te; il tuo grande amore riempia tutto il nostro essere intero. Rendici capaci di mostrare questo amore al mondo intero, oggi e sempre.
T. Amen

Benedizione
G. Ci benedica e custodisca sempre nel suo amore, Dio Padre e Figlio e Spirito Santo.
T. Amen

PREGHIERA PER L'AVVENTO

di CARLO MARIA MARTINI

***

Siamo, Padre, davanti a Te

all'inizio di questo Avvento.

E siamo davanti a Te insieme,

in rappresentanza anche 

di tutti i nostri fratelli e sorelle

di ogni parte del mondo.

In particolare delle persone che conosciamo,

per loro e con loro, Signore,

noi ti preghiamo.

Noi sappiamo che ogni anno si ricomincia

e questo ricominciare

per alcuni è facile, è bello, è entusiasmante,

per altri è difficile,

è pieno di paure, di terrore.

Pensiamo a come si inizia questo Avvento

nei luoghi della grande miseria;

con quanta paura la gente guarda

al tempo che viene.

O Signore, noi ci uniamo a tutti loro;

Ti offriamo la gioia che Tu ci dai di incominciarlo,

Ti offriamo anche la fatica,

il peso che possiamo sentire nel cominciarlo.

Questo tempo che inizia nel tuo Nome Santo,

vissuto sotto la potenza dello Spirito,

sia accoglienza della Tua Parola.

Te lo chiediamo per Gesù Cristo,

Tua Parola vivente che viene in mezzo a noi

e viva qui, insieme con Maria, Madre del Tuo Figlio,

che con lo Spirito Santo e con Te

vive e regna per tutti i secoli dei secoli.

Amen

L FATTO DEL GIORNO🔍

La statua del “Divino Niño” che continua ad essere fonte di miracoli

Aleteia

Trovata provvidenzialmente a Bogotà (Colombia), ha aiutato a ravvivare la devozione al Bambino Gesù
Una delle rappresentazioni più popolari del Divino Bambin Gesù si trova a Bogotà, in Colombia. Nota come il “Divino Niño”, la statua è stata scoperta provvidenzialmente dopo che un parroco locale aveva sperimentato una visione celeste del Divin Bambino.
Nel 1914, il sacerdote salesiano padre John Rizzo cercò di costruire una chiesa per la popolazione nella vicina città di Barranquilla. Non aveva però denaro, e la gente che serviva era estremamente povera. Quando cercò di trovare i fondi necessari non riuscì nell’intento.
Dopo essersi inginocchiato davanti a una statua della Beata Vergine Maria, guardò in alto e vide il Divino Bambino Gesù tra le braccia della Beata Madre. Gesù stava sorridendo e aveva le braccia distese, e padre Rizzo pensò che stesse dicendo “Prendimi con te. Voglio accompagnarti”. 
Riuscì quindi a ottenere i fondi per costruire la chiesa, e questo cementò la sua devozione al Bambino Gesù, oltre a convincerlo del fatto che doveva diffondere la devozione al Divin Bambino. Quando venne trasferito all’incarico successivo, cercò un modo per promuovere quella devozione.
Rizzo visitò il negozio di un artista italiano locale, che aveva un’antica statua del Divin Bambino Gesù con le braccia aperte a mo’ di invito. La statua inizialmente aveva una croce sulla schiena, ma Rizzo ordinò di rimuoverla e che venissero inscritte sulla base le parole “Yo Reinaré” (Io regnerò).
Iniziò quindi a predicare sul Divin Bambino e costruì una piccola cappella per ospitare la statua. Presto iniziarono a verificarsi dei miracoli, e la devozione si diffuse rapidamente. Alla fine venne costruito un tempio più grande, e migliaia di persone iniziarono ad accorrervi. I miracoli continuano a verificarsi, e spesso dal 16 al 24 dicembre si celebra una novena annuale in onore del “Divino Niño”.
La statua è un promemoria del tenero amore di Dio per l’umanità e dell’apertura che Dio ha nei confronti di ciascuno di noi. Le sue braccia sono tese verso di noi, come quelle di qualsiasi bambino che voglia essere preso in braccio. Ci invita ad accoglierlo tra le nostre braccia, stringendolo al cuore.
È la statua preferita di tante persone in tutto il mondo, e una splendida rappresentazione del Divin Bambino per il periodo natalizio.

QUANDO GESÙ BAMBINO APPARVE AD UNA SCOLARESCA IN UNGHERIA

-di Maria WINOWSKA

nata il 21 febbraio 1904a Skalat (in Galizia poi austriaca ) e dei morti4 aprile 1993 (a 89 anni) a Parigi , è una donna di lettere e giornalista cattolica polacca.

Questa è la storia che ha raccontato Padre Norbert ad una Scrittrice, dicendole con un pizzico di ironia: 
“Non so se lei crede alla mia storia e se sarà pubblicata”.
La Scrittrice, però, come potete constatare, ha accettato.
Maria WINOWSKA

Padre Norbert ha raccontato una storia della quale lui stesso, con la sua grande Fede, è rimasto sconcertato e conclude che, a seguito di ciò, chiunque potrebbe prenderlo per pazzo od esaltato, se non ci fossero 32 scolaretti di una Scuola, in Ungheria, a testimoniare la verità dell'accaduto, che mi appresto ad esporre.

La Maestra della Scuola, atea, non lo vedeva di buon occhio, perché insegnava ai suoi alunni la Religione e, tanto meno, approvava che alcuni di loro, prima di recarsi a Scuola, passassero in Chiesa a fare la Comunione.

Questi erano, per lei, “le pecore nere” e, convinta di riconoscerle tali, le maltrattava maggiormente.

In modo particolare, aveva preso di mira Angela, una bimba di 10 anni, buona e generosa con tutti, che chiese al Parroco di darle la Comunione, ogni mattina.

Lo stesso Parroco era titubante, perché temeva la reazione della Maestra, ma Angela disse:
“Non importa se sono maltrattata a Scuola… Gesù ha certo sofferto più di me, quando gli sputarono addosso!”.

Un giorno, la Maestra volle fare un “gioco crudele”, con la speranza di eliminare quella che lei chiamava la “Fede inutile”, che infestava l’intera Scuola.

Coinvolse Angela in un gioco riprovevole, ignobile, fatto di domande e risposte.

La Maestra:
“Che cosa fai se i tuoi genitori ti chiamano?”.
Angela:
“Vado da loro!” - rispose la bimba.

La Maestra:
“E se chiamano lo spazzacamino?”.
Angela:
“Egli viene!”.

La Maestra:
“Ma se chiamano la nonna morta, o Cappuccetto Rosso, o Pollicino, questi non potranno venire: l'una perché non esiste più, le altre perché sono fiabe. 
Solo chi esiste può venire… quando è chiamato!”.

Sempre la Maestra:
“C'è qualcuno di voi che crede in Gesù Bambino?”.
Molte vocine risposero: 
“Sì!… Sì!…”.
La Maestra:
“Allora, se veramente Gesù Bambino c'è, provate a chiamarLo, tutti in coro, e Lui dovrà venire!”.
I bambini rimasero interdetti.

Angela divenne pallidissima. 
Il dubbio cominciava ad insinuarsi nei loro piccoli cuori.

Nessuno aveva coraggio di chiamare, per la paura o il timore che Gesù veramente non apparisse, come voleva insinuare la malvagia Insegnante.
Ad un tratto, Angela fece un salto, andando a collocarsi in mezzo alla Classe, con gli occhi scintillanti:

“Sì – disse - Lo vogliamo chiamare”.
In un attimo, tutta la Classe gridò: 
“Vieni, Gesù Bambino!”.

E il miracolo accadde: avvolto in una “palla” di Luce, apparve il Bambino Gesù, vestito di bianco e portatore di una indicibile dolcezza, che colpì tutti.

Terminata l'Apparizione, la Maestra, in preda al panico, si mise a gridare, come impazzita: 
“È venuto… è venuto!” - e scappò dall'aula, sbattendo la porta.
Ad Angela parve di svegliarsi da un sogno ed esclamò: 
“È venuto!… Quindi esiste... Ringraziamo Gesù Bambino!”.
Tutti si inginocchiarono, commossi e… pregarono.

La notizia del fatto straordinario accaduto a quella scolaresca si sparse per l’intero paese: nei racconti di ciascun bambino non c'era assolutamente la benché minima contraddizione sull'evento: Gesù era venuto in loro aiuto.

La Maestra, scioccata, fu ricoverata in Manicomio, dove continuava a gridare:
“È venuto…, È venuto!”.
A Padre Norbert non fu concesso di andare a visitarla, ma promise di pregare per lei durante la Santa Messa.

Angela riprese la sua vita in famiglia ad aiutare la mamma, dopo la Scuola.

Questa è la storia che ha raccontato Padre Norbert ad una Scrittrice, dicendole con un pizzico di ironia:

“Non so se lei crede alla mia storia e se sarà pubblicata”.
La Scrittrice, però, come potete constatare, ha accettato.

 

Maria WINOWSKA

Natale del Signore
25 dicembre

Oggi si apre il cielo, si squarciano le nubi e appare l'Emmanuele, Dio con noi. L'Eterno Padre l'aveva promesso, lo vaticinarono i profeti e per quattromila anni lo sospirarono i giusti. La venuta di Gesù avvenne come ci narra il Vangelo:

« Essendo uscito in quei giorni un editto di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'impero, anche gli Ebrei dovettero andare nella loro città di origine per dare il loro nome. Giuseppe, essendo della regale stirpe di Davide, si recò con Maria in Betlemme, sua città nativa; essi erano poveri, non trovarono chi li accogliesse e furono costretti a riparare in una capanna. Quivi Maria diede alla luce e strinse al seno il divin Figlio, l'avvolse in poveri pannolini e l'adorò ».

S. Giuseppe condivideva i sentimenti di Maria.

Il Figlio di Dio si era fatto uomo per salvare gli uomini e la sua nascita umile, povera, oscura fu illustrata da tali miracoli che bastarono a farlo conoscere da chiunque avesse il cuore retto. Ecco che un Angelo discese dal cielo ad annunziare la venuta del Redentore non ai re, non ai ricchi, nè ai grandi della terra, ma ad alcuni poveri pastori, i quali ebbero la felice sorte e la grazia di adorare per primi il Dio fatto uomo.

I pastori passavano la notte nella campagna vicino a Betlemme alla guardia dei lori greggi quando l'Angelo del Signore apparve loro dicendo: « Non temete, ecco vi reco un annunzio che sarà per tutto il popolo di grande allegrezza: oggi nella città di David è nato il Salvatore, che è Cristo, il Signore. Ed ecco il contrassegno dal quale lo riconoscerete: troverete un bambino avvolto in fasce, giacente in una mangiatoia ».

E subito si unirono all'Angelo altri Angeli che lodavano il Signore dicendo: « Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà ».

Quando poi gli Angeli sparirono in cielo, i pastori presero a dire fra loro: « Andiamo a Betlemme a vedere quanto è accaduto riguardo a quello che il Signore ci ha manifestato ». Andarono e trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino giacente nella mangiatoia. E vedendolo si persuasero di quanto era stato detto di quel Bambino, e se ne tornarono quindi alle loro abitazioni lodando e benedicendo Iddio per tutto quello che avevano visto.

PRATICA. Accostiamoci a Gesù Bambino coll'anima monda: oggi facciamo una buona confessione e una fervorosa comunione.

PREGHIERA. Dio, che hai rischiarato questa notte sacratissima coi fulgori di Colui che è la vera luce, deh! fa' che dopo averne conosciuto in terra la luce misteriosa ne godiamo la presenza nel cielo.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nell'anno cinquemilacentonovantanove dalla creazione del mondo, quando nel principio Iddio creò il cielo e la terra; dal diluvio, l'anno duemilanovecentocinquantasette; dalla nascita di Àbramo, l'anno duemilaquindici; da Mosè e dalla uscita del popolo d'Israele dall'Egitto, l'anno millecinquecentodieci; dalla consacrazione del Re David, l'anno milletrentadue; nella Settimana sessantesimaquinta, secondo la profezia di Daniéle; nell'Olimpiade centesimanovantesimaquarta; l'anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; l'anno quarantesimosecondo dell'Impero di Ottaviano Augusto, stando tutto il mondo in pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo, eterno Dio e Figlio dell'eterno Padre, volendo santificare il mondo colla sua piissima venuta, concepito di Spirito Santo, e decorsi nove mesi dopo la sua concezione, in Betlémme di Giuda nacque da Maria Vergine fatto uomo. Natività di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne.

INNO A GESÙ BAMBINO
Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo 
E vieni in una grotta al freddo, al gelo 
O bambino - mio divino Io ti vedo qui tremar: o Dio beato! 
Ah quanto ti costò l'avermi amato!

A te che sei del mondo il Creatore, 
Mancano panni e fuoco, o mio Signore: 
Caro, eletto - pargoletto, 
Quanto, questa povertà - Più m'innamora, 
Giacchè ti fece amor povero ancora.

Tu lasci dei tuo Padre il dtvin seno 
Per venire a penar su Fioco fieno, 
Dolce amore del mio cuore, 
Dove amor ti trasportò? - O Gesù mio 
Perchè tanto patir? per amor mio!

Ma se fu tuo volere il tuo patire 
Perchè vuoi pianger poi, perchè vagire? 
Sposo mio, amato Dio, 
Mio Gesù, t'intendo, si; Ah, mio Signore! 
Tu piangi non per duol, ma per amore.

Tu piangi per vederti da me ingrato, 
Dopo sì grande amor, si poco amato. 
O diletto dei mio petto 
Se già un tempo fu così. - Or te sol bramo 
Caro non pianger più, ch'io t'amo, io t'amo

Tu dormi, o Gesù mio, ma intanto il cuore
Non dorme, no, ma veglia a tutte l' ore: 
De! mio bello e puro agnello
A chi pensi dimmi tu? - O amor immenso 
A morire per te, rispondi, io penso.

 

Dunque a morir pér me tu pensi, o Dio. 
E che altro, fuor di te, amar poss'io ? 
O MARIA speranza mia: 
Se poc'anto il tuo GESU' Non ti sdegnare. 
Amalo tu per me, s'io noi so amare.

IL NATALE

 

Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un pò di silenzio per ascoltare la voce dell'Amore.

Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima.

L'albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. 

Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita.

La campana di Natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.

Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà, la pazienza, l'allegria e la generosità.

Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace e di giustizia e di amore.

La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all'incontro con il Signore.

Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai.

La musica di Natale sei tu quando conquisti l'armonia dentro di te.

Il regalo di Natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.

Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri.

Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.

Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori né grandi celebrazioni;

tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te.

Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale

Papa Francesco

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 Natale: le sorprese che piacciono a Dio

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Tra sei giorni sarà Natale. Gli alberi, gli addobbi e le luci ovunque ricordano che anche quest’anno sarà festa. La macchina pubblicitaria invita a scambiarsi regali sempre nuovi per farsi sorprese. Ma mi domando: è questa la festa che piace a Dio? Quale Natale vorrebbe Lui, quali regali, quali sorprese?

Guardiamo al primo Natale della storia per scoprire i gusti di Dio. Quel primo Natale della Storia fu pieno di sorprese. Si comincia con Maria, che era promessa sposa di Giuseppe: arriva l’angelo e le cambia la vita. Da vergine sarà madre. Si prosegue con Giuseppe, chiamato a essere padre di un figlio senza generarlo. Un figlio che – colpo di scena – arriva nel momento meno indicato, cioè quando Maria e Giuseppe erano sposi promessi e secondo la Legge non potevano coabitare. Di fronte allo scandalo, il buon senso del tempo invitava Giuseppe a ripudiare Maria e salvare il suo buon nome, ma lui, che pur ne aveva diritto, sorprende: per non danneggiare Maria pensa di congedarla in segreto, a costo di perdere la propria reputazione. Poi un’altra sorpresa: Dio in sogno gli cambia i piani e gli chiede di prendere con sé Maria. Nato Gesù, quando aveva i suoi progetti per la famiglia, ancora in sogno gli vien detto di alzarsi e andare in Egitto. Insomma, il Natale porta cambi di vita inaspettati. E se noi vogliamo vivere il Natale, dobbiamo aprire il cuore ed essere disposti alle sorprese, cioè a un cambio di vita inaspettato.

Ma è nella notte di Natale che arriva la sorpresa più grande: l’Altissimo è un piccolo bimbo. La Parola divina è un infante, che letteralmente significa “incapace di parlare”. E la parola divina divenne “incapace di parlare”. Ad accogliere il Salvatore non ci sono le autorità del tempo o del posto o gli ambasciatori: no; sono dei semplici pastori che, sorpresi dagli angeli mentre lavoravano di notte, accorrono senza indugio. Chi se lo sarebbe aspettato? Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, è celebrare un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese.

Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi, che vive con noi, che cammina con noi. Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul “mio tempo”, di Dio sul mio io.

Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi. È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. Fare Natale è fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani. San Giuseppe è sorprendente: nel Vangelo non parla mai: non c’è una parola, di Giuseppe, nel Vangelo; e il Signore gli parla nel silenzio, gli parla proprio nel sonno. Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo. Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista. Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito, per Natale. Prenditi un po’ di tempo, vai davanti al presepe e stai in silenzio. E sentirai, vedrai la sorpresa.

Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale! Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Fin dal primo Vangelo dell’Avvento il Signore ci ha messo in guardia, chiedendo di non appesantirci in «dissipazioni» e «affanni della vita» (Lc 21,34). In questi giorni si corre, forse come mai durante l’anno. Ma così si fa l’opposto di quel che Gesù vuole. Diamo la colpa alle tante cose che riempiono le giornate, al mondo che va veloce. Eppure Gesù non ha incolpato il mondo, ha chiesto a noi di non farci trascinare, di vegliare in ogni momento pregando (cfr v. 36).

Ecco, sarà Natale se, come Giuseppe, daremo spazio al silenzio; se, come Maria, diremo “eccomi” a Dio; se, come Gesù, saremo vicini a chi è solo; se, come i pastori, usciremo dai nostri recinti per stare con Gesù. Sarà Natale, se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero.

Cari fratelli e sorelle, vi auguro buon Natale, un Natale ricco delle sorprese di Gesù! Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa. Ognuno di noi ha nascosta nel cuore la capacità di sorprendersi. Lasciamoci sorprendere da Gesù in questo Natale.

PAPA FRANCESCO

🌠 NATALE: CONTEMPLIAMO LA 
SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH 🌠

Cari amici, 
il buio della notte di Betlemme è illuminato dallo splendore della Santa Famiglia di Nazareth.

E’ la luce della santità divina che risplende nell’umiltà della natura umana. Il Bambino Gesù è il Figlio di Dio, Il tre volte Santo, la fonte di ogni santità.

Egli è la luce che illumina le tenebre della menzogna e della morte. Egli è la grazia che spezza le catene del peccato e del maligno. Egli è la speranza che conduce alla vita eterna del cielo.

Guardiamo a Maria, la Madre di Dio, la Tutta Santa, la sempre Vergine. Fin dal primo istante del suo concepimento è adornata da uno splendore singolare di santità, che le viene interamente dal Figlio.

“Più di ogni altra persona creata, il Padre l’ha benedetta con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui l’ha scelta prima della creazione del mondo per essere santa e immacolata al suo cospetto nella carità (cfr C.C. C. 492).

“Maria per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza” (C.C.C 493). Essendo stata concepita tutta santa e avendo corrisposto perfettamente a questa inestimabile grazia, la Chiesa riconosce nella Santissima Vergine Maria “il modello e la sorgente” della santità (Cfr C. C. C. 2030).

Guardiamo a S. Giuseppe, “uomo giusto”, che nel momento del turbamento e dell’incertezza, risponde con l’obbedienza della fede alla volontà di Dio e adempie, nell’umiltà e nella fedeltà, la sua missione a fianco di Gesù e Maria.

In questo tempo di attacco diabolico alla famiglia, attingiamo alla inesauribile sorgente di santità della Famiglia di Nazareth, affinché le nostre famiglie siano scuole di santità e oasi di pace e di amore.

Vostro Padre Livio

⭐️O Santa Famiglia di Nazaret !! ⭐️

vissuto nel totale abbandono nelle mani di Dio, 
testimone della misericordiosa bontà del Signore, 
benedici tutte le famiglie del mondo.

Suscita santi desideri nei cuori dei giovani.

Metti lo Spirito di purezza e di rispetto vicendevole 
nell'anima dei fidanzati.

Radica un amore saldo e generoso nell'intimo degli sposi.

Sviluppa il senso della maternità e paternità 
nella vita dei genitori.

Rendi tutte le famiglie cristiane segni eloquenti 
dell'amore di Dio per il mondo, piccole chiese domestiche, 
dove la grazia possa produrre copiosi frutti di santità.

PAPA- ANGELUS

Papa: La famiglia di Nazareth è santa perché ‘centrata su Gesù’

All’Angelus, papa Francesco sottolinea “lo stupore e l’angoscia” vissuti da Maria e Giuseppe nella ricerca del loro Figlio. “Stupirsi è il contrario del dare tutto per scontato”. “Dovremmo provare angoscia quando per più di tre giorni ci dimentichiamo di Gesù”. La preghiera per tutte le famiglie del mondo, specie quelle dove “mancano la pace e l’armonia”. Un’Ave Maria per la Repubblica democratica del Congo.

Città del Vaticano (AsiaNews) -

“La famiglia di Nazareth è santa: perché era centrata su Gesù, a Lui erano rivolte tutte le attenzioni e le sollecitudini di Maria e di Giuseppe”: così papa Francesco ha riassunto il senso della festa di oggi, della Santa Famiglia, nella domenica fra Natale e Capodanno. Parlando ai numerosi pellegrini in piazza san Pietro, il pontefice ha anzitutto citato il vangelo di oggi (Lc 2,41-52), del ritrovamento di Gesù fra i dottori del tempio, dopo tre giorni di ricerca.

“Alla vista del Figlio – ha spiegato il papa - Maria e Giuseppe «restarono stupiti» (v. 48) e la Madre gli manifestò la loro apprensione dicendo: «Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (ibid.)”.

“Lo stupore e l’angoscia sono i due elementi sui quali vorrei richiamare la vostra attenzione. Nella famiglia di Nazareth non è mai venuto meno lo stupore, neanche in un momento drammatico come lo smarrimento di Gesù: è la capacità di stupirsi di fronte alla graduale manifestazione del Figlio di Dio. È lo stesso stupore che colpisce anche i dottori del tempio, ammirati «per la sua intelligenza e le sue risposte» (v. 47)”.

“Stupirsi e meravigliarsi è il contrario del dare tutto per scontato, è il contrario dell’interpretare la realtà che ci circonda e gli avvenimenti della storia solo secondo i nostri criteri. Stupirsi è aprirsi agli altri, comprendere le ragioni degli altri: questo atteggiamento è importante per sanare i rapporti compromessi tra le persone, ed è indispensabile anche per guarire le ferite aperte nell’ambito familiare”.

“Quando ci sono i problemi nelle famiglie, diamo per scontato che abbiamo ragione noi e chiudiamo la porta agli altri… Quando avete dei problemi con qualcuno in famiglia, pensate alle cose buone che ha la persona con cui avete i problemi e questo aiuterà a guarire le ferite nell’ambito familiare”.

“Il secondo elemento che vorrei cogliere dal Vangelo è l’angoscia che sperimentarono Maria e Giuseppe quando non riuscivano a trovare Gesù. Questa angoscia manifesta la centralità di Gesù nella Santa Famiglia. La Vergine e il suo sposo avevano accolto quel Figlio, lo custodivano e lo vedevano crescere in età, sapienza e grazia in mezzo a loro, ma soprattutto Egli cresceva dentro il loro cuore; e, a poco a poco, aumentavano il loro affetto e la loro comprensione nei suoi confronti. Ecco perché la famiglia di Nazareth è santa: perché era centrata su Gesù, a Lui erano rivolte tutte le attenzioni e le sollecitudini di Maria e di Giuseppe”.

“Quell’angoscia che essi provarono nei tre giorni dello smarrimento di Gesù, dovrebbe essere anche la nostra angoscia quando siamo lontani da Lui. Dovremmo provare angoscia quando per più di tre giorni ci dimentichiamo di Gesù, senza pregare, senza leggere il Vangelo, senza sentire il bisogno della sua presenza e della sua consolante amicizia.

E tante volte passano i giorni senza che io ricordi Gesù… Maria e Giuseppe lo cercarono e lo trovarono nel tempio mentre insegnava: anche noi, è soprattutto nella casa di Dio che possiamo incontrare il divino Maestro e accogliere il suo messaggio di salvezza. Nella celebrazione eucaristica facciamo esperienza viva di Cristo; Egli ci parla, ci offre la sua Parola che illumina il nostro cammino, ci dona il suo Corpo nell’Eucaristia da cui attingiamo vigore per affrontare le difficoltà di ogni giorno”.

“Torniamo a casa – ha ribadito - con queste due parole: stupore e angoscia”.

“Preghiamo per tutte le famiglie del mondo, specialmente quelle in cui, per vari motivi, mancano la pace e l’armonia. E le affidiamo alla protezione della Santa Famiglia di Nazareth”.

 

Dopo la preghiera dell’Angelus, Francesco ha chiesto a tutti i presenti di recitare un’Ave Maria per la Repubblica democratica del Congo, segnata da violenze prima delle elezioni, che si tengono oggi, e da un’epidemia di ebola, che non permetterà ad alcune zone di votare.

 Perchè il “Te Deum” si canta il 31 dicembre? Chi l’ha scritto?

Aleteia

L'inno cristiano per eccellenza è cantato anche in altre solennità. E sulle sue origini si racconta una leggenda con protagonisti Sant'Ambrogio e Sant'Agostino
È l’inno cristiano di ringraziamento per eccellenza e viene cantato tradizionalmente la sera di San Silvestro per ringraziare il Signore dell’anno appena trascorso.
Il 31 dicembre è il giorno del Te Deum. Nelle parrocchie di tutto il mondo viene intonato nella sua lingua originale: il latino.
L’inno viene cantato anche in altre particolari occasioni solenni come nella Cappella Sistina ad avvenuta elezione del nuovo pontefice, prima che si sciolga il conclave oppure a conclusione di un Concilio 
Il testo finale del Te Deum è attribuito a Niceta, vescovo di Remesiana (Dacia inferiore), che lo avrebbe scritto alla fine del IV secolo.

Secondo una tradizione (risalente al più tardi a una cronaca milanese del sec. XI falsamente attribuita al vescovo Dacio) il Te Deum è stato intonato da Sant’Ambrogio e Sant’Agostino il giorno di battesimo di quest’ultimo, avvenuto a Milano nel 386, per questo è stato chiamato anche “inno ambrosiano”.
Le tre parti
L’inno si può dividere in tre parti:
- La prima parte, fino a Paraclitum Spiritum, è una lode trinitaria indirizzata al Padre. Letterariamente è molto simile ad un’anafora eucaristica, contenendo il triplice Sanctus.
- La seconda parte, da Tu rex gloriæ a sanguine redemisti, è una lode a Cristo Redentore.
- La terza parte, da Salvum fac, è un seguito di suppliche e di versetti tratti dal libro dei salmi.
Il Te Deum è stato musicato da diversi autori: Giovanni Pierluigi da Palestrina, de Victoria, Händel, Mendelssohn, Mozart, Haydn eVerdi.
Il preludio del Te Deum H. 146 di Charpentier viene usato come sigla di inizio e fine delle trasmissioni in Eurovisione;
Alcuni versi del testo sacro sono stati usati per la colonna sonora del film “Il gobbo di Notre Dame” della Disney.

🌠 I Re Magi -

di Gabriele D'Annunzio

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s'ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,

La poesia I Re Magi di Gabriele D'Annunzio fa parte delle Laudi del cielo, una serie di 5 libri, pubblicata tra il 1903 ed il 1912.

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