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"Che cosa stai facendo?"


Il signor Curioso passava la maggior parte del tempo ficcando il naso nella vita altrui. Un giorno, si avvicinò a un cantiere e domandò a uno dei muratori che cosa stesse facendo.


"Non lo vede?", gli rispose l'uomo, piuttosto sorpreso. "Lavoro come un somaro, trasportando mattoni su e giù da questa impalcaura, migliaia di volte al giorno! Vorrebbe forse lavorare qui?".


"Oh, no, grazie", lo rassicurò il signor Curioso.


"Ci credo", continuò il manovale. "Non ne vale la pena. In inverno sono fradicio fino al midollo e quasi morto di freddo, in estate mi squaglio come una candela. Non ne posso più, ma per me non c'è alcun altro lavoro".


Il signor Curioso proseguì quindi fino al ristorante "Da Luigi":


"Buongiorno, signor Luigi, che cosa sta facendo?".


"Che cosa le sembra? Sono stufo e arcistufo di fare sempre le stesse cose giorno dopo giorno...Spaghetti, pomodori, spaghetti, cipolle, spaghetti, bottiglie di Chianti da sistemare, spaghetti, pentole da lavare, spaghetti, pepe da macinare, spaghetti...Non ne posso più!".


"Lei vuole sapere che cosa fa mio marito?!", interloquì la moglie di Luigi che era appena entrata in cucina. "Glielo dico io che cosa fa. Mi aiuta in cucina, è vero. Sì, mi aiuta a mangiare a sazietà. E quei bambini ingordi...".


"Ma il matrimonio è questo, immagino", osò il signor Curioso.


"Matrimonio? Un marito simile basta a convincerti per un pezzo che non c'è felicità nel matrimonio! Se pensa di sposarsi, si risparmi il disturbo".


Il signor Curioso non se la sentiva di fermarsi ancora a lungo e si affrettò a tornare in strada. Dopo poco domandò a un ragazzino:


"Che cosa fai qui, ragazzo?".


"Sto andando a scuola. A riportare un sacco di compiti che non capisco. Ore e ore ogni notte, solo per accontentare qualche stupido vecchio professore, che se sbagli ti sgrida e se fai bene dice che devi aver copiato".


Il povero signor curioso si allontanò di nuovo in tutta fretta, ma non potè fare a meno di rivolgere la solita domanda a qualcun altro.


"Che cosa sto facendo?", replicò, interdetto, l'uomo da lui interpellato. "Sto facendo un'altra consegna di sabbia e cemento, sassi e ghiaia. Faccio questo tutto il santo giorno. qualche giorno va meglio, ma è sempre molto faticoso. Per lo meno, alla fine della settimana prendo la paga e questo mi fa sentire felice. E mantiene felici mia moglie e i miei figli: fanno tanto per me, perciò tutto questo lavoro in realtà è per loro. Vale la pena di vivere per loro, non crede?".


"Oh, sì", rispose il signor Curioso. "Ne sono certo".


Poi si affrettò di nuovo a cercare qualcun altro che la pensasse a quel modo e decise di rivolgrsi a una signora:


"Mi scusi, signora Hutchinson, spero di non aver interrotto il suo lavoro".


"Ma no, certo".


"Che cosa sta facendo di preciso?".


"Faccio ciò che fa la maggioranza delle madri. Cucino per mio marito e i miei figli. Sembrano gradire la mia cucina".


"Ma non si annoia a farlo tutti i giorni?", domandò il signor Curioso.


"Forse è un pò monotono, ma mi piace farlo per le persone che amo. Per me vale davvero la pena di vivere, quando lo faccio per loro".


A quel punto il signor curioso notò il giovane Jimmy Hutchinson seduto al tavolo di cucina.


"Ciao, Jimmy, che cosa fai?".


"Sto facendo i compiti".


"E non preferiresti essere fuori a giocare con i tuoi amici?".


"Be', sì", replicò Jimmy. "Ma mamma e papà vogliono che studi; perciò lo faccio per accontentarli".


Sentendosi egli stesso molto più contento, il signor Curioso decise di tornare al cantiere in cerca di altre persone felici. Un muratore disse che il proprio lavoro certamente gli piaceva. Indicò un'alta torre che stava aiutando a sotruire:


"Sto costruendo una chiesa per Dio".


"Ma non è molto faticoso?".


"Sì, è faticoso, ma pensi quanto sono felice di aiutare tanta gente perchè possa riunirsi a pregare. E' grande lavorare per Dio!".


Sebbene fosse profondamente commosso, queste parole non bastarono a dissuadere il signor Curioso, dal bussare a un'altra porta. Trovò una donna, palesemente povera, che cantava. Avendole domandato perchè cantasse, rimase stupito della risposta:


"Canto perchè la cucina è il mio luogo di culto. Qui io canto per Dio".


"Qui, in mezzo alla cucina! E non lo trova noioso?".


"Ma no! Amo cucinare per mio marito e i miei figli. Cerco di farli crescere in grazia di Dio perchè diventino veri membri della Chiesa nel mondo d'oggi. Nel mio piccolo, sono felice di farlo: ecco perchè canto".


"Ma di che genere di chiesa sta parlando?", continuò il signor Curioso, ancora perplesso.


"Continua a non capire, vero? La mia cucina è la chiesa. La mia casa, la mia città, il mondo sono la chiesa".


"Ah, capisco...", disse il signor Curioso, sconcertato, mentre usciva dalla casa domandandosi se quella donna non fosse fuori di senno. Per quel giorno poteva bastare. Decise di tornare a casa senza fare altre domande.


Ma quando vide un giovane, in piedi sotto un lampione, mentre leggeva un libro, non potè fare a meno di domandargli:


"Che cosa fa qui, sotto il lampione?".


"Mi sto preparando".


"Preparando per che cosa? Qualche esame?".


"Sì, esami", replicò il giovane. "Ma anche molto di più. Voglio costruire un mondo migliore per tutti. Sto costruendo il Regno di Dio in terra".


"Ne è sicuro? Il Regno di Dio?".


"Sì, se non comincio ora a fare qualcosa per costruire il Regno di Dio, certo non farò mai nulla".


"Ma come può studiare con così poca luce?", lo interruppe il signor Curioso. "Dev'essere un grande sforzo".


"Quando so che in qualche modo, da qualche parte, un giorno qualcuno realizzerà ciò per cui sono nato, le altre cose non hanno importanza".


"Ma come fa a saperlo? Come sa per che cosa è nato?".


"E' il cuore a dirmelo", concluse il giovane. "Io gli credo e, se seguo ciò che esso mi dice, il mondo sarà più felice e saprò di aver davvero vissuto".